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Povertà e disuguaglianze nel mondo, il rapporto Oxfam

29/01/2018 - Ripresa? Forse sì, ma certamente non per tutti. Povertà, problematiche sociali e condizioni lavorative etichettabili senza dubbio come schiavitù sono alcuni degli aspetti oggetto di discussione dell'ultimo rapporto Oxfam International, pubblicato a gennaio 2018 e intitolato “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”. Nel rapporto si evidenzia ancora una volta la presenza di una distribuzione diseguale della ricchezza nel mondo e, partendo da questa considerazione, si pone l’attenzione su ciò che si dovrebbe invece fare a livello internazionale per non lasciare i poveri, che diventano sempre più poveri, in uno stato di indigenza ed estrema povertà.


La “confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo” ha rilasciato un rapporto sullo stato delle disuguaglianze e della povertà nel mondo. Proviamo a fare un punto su quanto è emerso che, premettiamo, è sconvolgente.

Ogni due giorni una persona nel mondo entra nel novero dei miliardari, parte di quell’1% della popolazione fortemente abbiente a cui va l’82% della ricchezza prodotta in un anno. Chi si occupa di quei 789 milioni di persone che sono in “povertà estrema”? Una situazione che vede le ricompense economiche concentrarsi ai vertici delle realtà aziendali, mentre i lavoratori “comuni” devono vivere con salari di sussistenza. Sempre più famiglie faticano a sfamare le bocche dei propri membri e i giovani sono quelli che hanno la peggio. A livello globale, il 43% dei giovani è disoccupato oppure occupato ma povero. Più di 500 milioni giovani vivono con un budget giornaliero di appena 2 dollari. E si stima che nei Paesi in via di sviluppo, 1 giovane su 3 non lavori, non studi né riceva formazione professionale, pari a circa 260 milioni di ragazzi e ragazze.

Ma non è nemmeno detto che avere un lavoro aiuti sempre. Troppo spesso i lavoratori si trovano a operare in condizioni disumane, pericolose e nocive per la salute. Ci deve far riflettere quanto dichiarato in proposito dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL): “ I lavoratori forzati hanno prodotto parte del cibo che mangiamo e degli abiti che indossiamo e hanno pulito gli edifici in cui molti di noi vivono o lavorano”. Le nostre scelte consapevoli su cibo, vestiario e tutte le attività nella nostra vita sono, dunque, fondamentali e possono dare un contributo concreto a invertire questa tendenza.

Tristemente emblematico il caso delle dipendenti di un allevamento di pollame, alle quali non sono consentite sufficienti pause per andare in bagno e che sono arrivate a indossare pannolini durante il lavoro. Scioccante la testimonianza di Dolores, un’ex lavoratrice del settore del pollame in Arkansas, che racconta: “Era come essere cose senza valore...arrivavamo alle 5 del mattino...fino alle 11 o alle 12 senza usare il bagno... mi vergognavo a dire loro che dovevo cambiarmi i Pampers”.

Tra le persone in stato di schiavitù lavorativa, quattro milioni sono bambini. Secondo le stime più aggiornate, oltre 150 milioni di bambini e ragazzi tra 5 e 17 anni (quasi uno su dieci) svolgono una qualche forma di lavoro minorile.

COSA FARE? 10 SPUNTI

Dal rapporto Oxfam cogliamo alcuni spunti di azioni da compiere e orientamenti da fare nostri, anche nel piccolo della nostra quotidianità.

1. Creare un’economia che riparta dai lavoratori, quelli comuni e non dei grandi patrimoni, e li metta al centro degli interessi di ogni nazione.

2. Fare in modo, dalla nostra cerchia di relazioni alle grandi istituzioni, che i salari di sussistenza, la schiavitù e i lavori precari e pericolosi non siano più considerati moralmente accettabili.

3. Incentivare modelli di business che diano priorità a una più equa remunerazione.

4. Incrementare le aliquote fiscali sui redditi elevati e la relativa riscossione, come strumento per favorire il contenimento della ricchezza eccessiva.

5. Orientare l’imprenditoria in modo tale che non possano esserci dividendi senza salari dignitosi.

6. Le aziende si impegnino a garantire la rappresentanza dei lavoratori negli organi di gestione (dagli studi effettuati sulle aziende gestite insieme ai dipendenti, risulta che queste generano una crescita occupazionale più elevata e offrono ai propri lavoratori retribuzioni più alte).

7. Che le aziende scelgano di rifornirsi in via prioritaria da imprese strutturate in maniera più equa.

8. Promuovere la parità di genere sul luogo di lavoro.

9. Portare le aziende a condividere i profitti con i lavoratori più poveri.

10. Le istituzioni perseguano servizi pubblici universali gratuiti e una piattaforma universale di tutela sociale.

 

Il rapporto Oxfam nella versione completa, lo trovi qui